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Ma la recente tendenza della Città - fin dalla espansione di Spina 3 - a incoraggiare un verticalismo fa parte di una euforia, sia pure molto contrastata, che va criticata in termini meno emotivi e circoscritti di quanto non stia avvenendo.
Da architetti possibilmente non narcisisti sarebbe ragionevole passare dalle professioni di fede senza controprova su Bellezza/
/Armonia/Arte/Qualità/Immagine/Simbolo/Spazialità, dall'auto-elogio messianico e l'istigazione a demolire le sconcezze altrui ad alcune verifiche possibili sul reale in Torino. Per esempio :
GRATTACIELI ? OVVERO ...
L'avvento in Torino di una politica immobiliarista a sviluppo verticale sta suscitando ora un dibattito di grande ampiezza.
Da alcuni anni la città è crescentemente di moda in Italia e fuori per l'ampia e organica valorizzazione del suo patrimonio monumentale e storico e una politica culturale di grande respiro.
Di qui un'attenzione più esigente verso il pregio eccezionale del suo quadro paesistico/territoriale, unico in Europa - Alpi, collina, fiumi -, del suo intorno monumentale. Della Corona di Delizie che lo circonda, che specie col restauro di Venaria percepita ormai come un Unicum, non separabile dai problemi di Sostenibilità del suo ambiente naturale.
Anche la scelta dell'area pesantemente degradata di Basse di Stura sull'asse Venaria-Superga, significativa e cruciale per il suo riscatto ambientale, produttivo, sociale, culturale.
Essa rientra infatti in una tendenza non locale ma internazionale, insieme finanziaria, auto-promozionale e geopolitica, che va ben oltre le considerazioni e i contrastati consensi che ne sostengono il gigantismo e le poetiche.
Sullo sfondo dei 15 anni della emblematica crisi edilizio-fi-nanziaria giapponese si avvicendano la Freedom Tower di N.Y. e la crisi internazionale dei Surprimes, il rudere del Ryungyong in Corea del Nord e la foresta pietrificata di Hong Kong, le torri gemelle di Kuala Lampour e le nuove guglie di Mosca, i grattacieli africani, progetti italiani ed effetto-leva dei Derivati finanziatori di municipalità.
Forse le doppie pagine locali e nazionali sul caso non sono soltanto uno scoop giornalistico. La partecipazione non è soltanto di specialisti e intellettuali e va aiutata con argomenti, linguaggio e strumenti di conoscenza, che consentano alla città di coglierne aspetti essenziali : senso, significati, uso, utilità degli interventi, rapporti col contesto urbano e sociale.
E di qui partire per esprimere sentimenti - insindacabili per definizione - com'è nella natura dei giudizi sulla forma delle cose.